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di William M. Santoleri
La Majella è nota sin dall'antichità come montagna ricca di erbe e fiori. In particolare era conosciuta da erboristi e medici di tutto il centro e sud della penisola che ne percorrevano i valloni e le creste alla ricerca di rimedi insostituibili per ogni genere di malattia. Al di la delle leggende anche la scienza moderna ha riscontrato sulla Majella un eccezionale ricchezza di specie vegetali, molte delle quali effettivamente dotate di principi attivi utilizzabili nella medicina naturale. Per la Majella sono note 2114 entità vegetali, circa il 40% della flora italiana ed il 25% di quella europea. Un numero assai elevato non riscontrabile in nessuna altra montagna italiana. Questa eccezionale ricchezza, comune a pochissime altre aree europee, è dovuta a diversi fattori: la posizione della Majella, posta al centro della penisola italiana che a sua volta costituisce il centro dell'intero bacino del Mediterraneo, la rende un punto di incontro tre entità provenienti dai distretti assai diversi. La Majella rappresenta il settore più meridionale d'Europa della regione fitogeografica Alpina e contemporaneamente rappresenta il limite settentrionale di distribuzione di piante appartenenti all'area Mediterranea. Sulla Majella sono presenti essenze vegetali dalle provenienze disparate, in linea di massima riconducibili a quattro grandi gruppi:
specie artico- alpine: specie diffusesi in Europa mediterranea durante le varie fasi glaciali;
specie mediterranee: specie giunte da S durante fasi interglaciali caratterizzate da un clima molto mite;
specie orientali: specie di origine balcanica o pontica giunte sulla nostra penisola attraverso ponti transadriatici oggi scomparsi;
specie atlantiche: specie a prevalente diffusione oceanica diffusesi in Europa sud-orientale durante epoche in cui si ebbe un clima temperato, fresco e umido.
La grande estensione del massiccio, in senso altitudinale, ed in senso orizzontale, fa si che sulla Majella siano presenti ambienti assai disparati che vanno dalle calde e secche pareti rocciose di bassa quota, alle fresche ed umidissime faggete della fascia montana, agli estesissimi arbusteti alpini, sino alle steppe ventose ed alle pietraie e vallette nivali delle quote più alte dove le condizioni climatiche sono assai simili a quelle presenti nella tundra artica. La grande estensione di questi ambienti ha permesso nel corso dei millenni la sopravvivenza di nuclei vitali di essenze vegetali altrove scomparse a seguito dei cambiamenti climatici. Questo è il motivo per cui sulla Majella sono presenti almeno 142 specie vegetali endemiche ossia specie che, a seguito di una lunga permanenza isolata sul nostro massiccio e su aree limitrofe hanno acquisito caratteristiche proprie differenziandosi dalla specie nominale e dando origine a sottospecie o specie distinte. Sono infatti numerose le essenze vegetali contrassegnate nella nomenclatura scientifica dall'aggettivo majellensis; magellensis; majellense; magellense. Classificate con questo nome perché piante esclusive della Majella, o perché studiate per la prima volta su questo massiccio.
Fasce altitudinali e piani vegetazionali caratteristici :
Piano collinare o sub-montano (<800 mlm) Questa fascia altitudinale è presente sulla Majella solo marginalmente ed interessa principalmente i versanti orientale e settentrionale dove può penetrare all'interno del massiccio lungo i profondi valloni. La vegetazione tipica di questa fascia altitudinale è il bosco misto di querce. Sulla Majella questo ambiente è presente solo in piccoli lembi discontinui, duramente impoveriti dal continuo sfruttamento da parte dell'uomo e spesso interrotti da estesi tratti di pascolo o da pietraie assolate ed affioramenti rocciosi. Un tempo il bosco misto di querce certamente doveva cingere tutta la fascia pedemontana in modo più uniforme. Le essenze più caratteristiche e comuni sono la Roverella (Quercus pubescens); il Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e l'Orniello (Fraxinus ornus); nei punti più freschi sono presenti il Cerro (Quercus cerris), il Carpino bianco (Carpinus betulus), l'Olmo montano (Ulmus glabra), il Frassino (Fraxinus excelsior), il Nocciolo (Corylus avellana) e il Pioppo bianco (Populus alba). Il Sorbo domestico (Sorbus domestica) ed il Maggiociondolo (Laburnum anagyroides) in primavera colorano questi tratti di bosco con i loro fiori. Meno frequenti la Carpinella (Carpinus orientalis) l'Acero minore (Acer monspessulanum) l'Acero campestre (Acer campestre). In questo piano sono presenti anche il Leccio (Quercus ilex), il Terebinto (Pistacia terebinthus) e il Bosso (Buxus sempervirens), generalmente presenti a quote basse e sulla Majella relegati nei distretti rocciosi più aridi, ed assolati. Nel sottobosco del querceto misto sono comuni il Pungitopo (Cuscus aculeatus), l'Asparago selvatico (Asparagus acutifolius). Il terreno dei boschi collinari in primavera si ricopre di abbondanti fioriture di anemoni (Hepatica nobilis, Anemone appennina, Anemone hotensis), Ciclamini (Cyclamen repandum e Cyclamen hederifolium). In questa fascia altitudinale sono comuni diverse specie di orchidee selvatiche: le Ofridi (Ophrys bertoloni; Ophrys fuciflora) e l' Himantoglossum adriaticum legate ai prati aridi; la Aceras anthropophorum, la caratteristica Spirantes spiralis , e le colorate Orchis morio, Orchis purpurea ed Orchis papillonacea.
Piano montano (800>1700 mlm) Sulla Majella questo piano è occupato dalla foresta di Faggio (Fagus sylvatica). Come nel resto dell'Appennino la faggeta è la formazione forestale più diffusa nel piano montano. Il faggio predilige climi umidi e freschi, con elevate precipitazioni e nebbie frequenti. In basso la faggeta si fonde con il bosco misto di querce e carpini ed in alto si spinge a colonizzate, con esemplari contorti o a portamento prostrato, le quote più elevate assieme al ginepro nano (Juniperus communis var. compressa) ed al Pino mugo (Pinus mugo pumilio). Sulla Majella le faggete più estese si trovano nel settore settentrionale ( Valle dell'Orfento, Valle di S. Spirito, Passo Lanciano ) e soprattutto nel settore meridionale ( Porrara, Pizzalto, Monti Pizzi ); belle faggete, anche se di dimensioni limitate, si trovano nel versante occidentale sotto il Fondo Majella e nella zona di Lama Bianca , e nel versante orientale nella Valle di Macchia Lunga. In tutta l'area della Majella le faggete, a causa di uno sfruttamento antropico secolare, sono generalmente molto degradate e ridotte per lo più a giovani cedui fitti e coetanei. Da qualche anno tuttavia una gestione forestale moderna sta cercando di riconvertire i boschi più sfruttati in fustaie accelerandone la crescita e favorendone la maturazione, con l'obbiettivo di rinaturalizzare interi tratti di foresta. Associato al faggio nelle foreste montane crescono diverse specie di acero (Acer lobelii; Acer neapolitanum; Acer pseudoplatanus) diverse specie di sorbo (Sorbus aria; Sorbus aucuparia, Sorbus torminalis), nei tratti più freschi è comune il Pioppo tremulo (Populus tremula). Nei tratti di faggeta più riparati crescono due alberi interessanti, relitti della vegetazione del Terziario quando il clima era più temperato ed umido: il bellissimo Agrifoglio (Ilex aquifolium) ed il Tasso o Albero della morte (Taxus baccata). Il Maggiociondolo (Laburnum anagyroides) fiorisce tra fine maggio e gli inizi di giugno ovunque la faggeta sia più rada e luminosa. Nella fascia di vegetazione occupata dalla faggeta crescono inoltre due alberi rari e localizzati in questa parte di Appennino: il Pino nero (Pinus nigra ssp.) e la Betulla (Betulla alba). Del Pino nero si è trattato in una scheda specifica relativa al sentiero della Val Serviera , della Betulla è importante dire che si tratta di un relitto nordico, testimone di epoche più fredde, presente con un nucleo noto nella alta valle di Macchia Lunga al margine superiore della faggeta. La faggeta è un bosco estremamente ombroso e per questo la vegetazione erbacea ed arbustiva al suo interno è assai ridotta, tuttavia nelle radure si trovano abbondanti Lamponi (Rubus idaeus) Fragole di bosco (Fragaria vesca), Giglio rosso (Lilium bulbiferum ssp . croceum) e Giglio martagone (Lilium martagon), Peonia (Paeonia officinalis), Belladonna (Atropa belladonna), Aquilegia (Aquilegia vulgaris) e Aquilegia scura (Aquilegia atrata). Alla fascia vegetazionali montana appartengono inoltre alcuni fiori rari e localizzati: la orchidee Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), sino ad oggi rinvenuta solo nella valle di Fara S. Martino, e la Elleborine rossa (Epipactis purpurata) rinvenuta solo nel Bosco di S. Antonio. In questa fascia altitudinale, ma su substrato roccioso umido e ombroso, fiorisce la bellissima Aquilegia di re Otto (Aquilegia ottonis), specie presente nei Balcani ed in alcune località dell'Appennino abruzzese (secondo recenti studi genetici la varietà presente sulla Majella potrebbe essere considerata una sottospecie o addirittura una specie autonoma, Aquilegia magellensis. Nel settore sud-occidentale della Majella, sempre in questa fascia altitudinale, sono presenti estesi altipiani acquitrinosi detti localmente quarti. Si tratta di tipiche formazioni carsiche chiamate polije, bacini chiusi originatisi dallo sprofondamento di una enorme dolina e occupati a fasi alterne da laghi stagionali che ne hanno livellato il fondo e vi hanno depositato uno spesso strato di sedimenti fertili. Questi singolari prati umidi, che in alcuni periodi si trasformano in estesi laghi, ospitano una flora particolare generalmente rara in ambiente montano: sono presenti la Tifa (Tipha major) l' Iris d'Acqua (Iris pseudacorus) il Botton d'Oro (Trollius europaeus) il Narciso (Narcissus poeticus) ed alcune rare specie di carici a distribuzione eurosiberiana tra cui il Carex bauxbaumii (presente in Italia in pochissime stazioni sulle Alpi) ed il rarissimo Carex disticha (presente in Italia solo in questo altipiano) per le quali il Quarto di S. Chiara nel P. N. Majella è il limite meridionale di distribuzione europea.
Piano alpino (1700-2400 mlm) Sulla Majella, a differenza delle altre montagne appenniniche, il piano alpino occupa una superficie molto estesa. E' tipica di questo piano una formazione vegetale particolare: la mugheta , o boscaglia alpina a Pino mugo (Pinus mugo pumilio). Il pino mugo ha una distribuzione alpina e centroeuropea e la mugheta costituisce la naturale prosecuzione della foresta in alta quota, dove le condizioni climatiche ed il terreno roccioso e sterile non consentono la crescita di alberi di altofusto. Il Pino mugo è molto comune sulle Alpi centro- orientali e su gran parte dei massicci montuosi centro europei. Sull'Appennino è assente ad eccezione di due piccolissimi nuclei relitti sull'Appennino Parmense e sull'Appennino Campano e di un nucleo sui monti del Parco Nazionale d'Abruzzo. La Majella è l'unica eccezione: questa montagna ospita infatti delle pinete a pino mugo estese per centinaia di ettari. Un tempo tutta la fascia compresa tra il margine superiore della faggeta e le aree sommitali sterili era ricoperta da una scura ed impenetrabile mugheta. L'allevamento di ovini domestici protrattosi per secoli e l'opera di disboscamento sistematica operata dai pastori ha ridotto notevolmente l'estensione delle pinete a Pino mugo. Tutti i pendii utilizzabili per il pascolo sono stati disboscati e la mugheta è sopravvissuta solo nei versanti più scoscesi e irraggiungibili. La riduzione dell'allevamento ovino negli ultimi 40 anni ha avuto come naturale conseguenza una rapida espansione della mugheta che sta lentamente riconquistando il terreno perduto. Il pino mugo, oltre a rendere unico il piano alpino della Majella nel panorama delle montagne appenniniche, ha numerose funzioni: è utilizzato nell'industria farmaceutica per l'estrazione del mugolio, principio attivo dalle spiccate proprietà balsamiche; nel giardinaggio come pianta ornamentale ricercata per il portamento basso e compatto, ma soprattutto si è dimostrato utile per consolidare i pendii instabili e per trattenere gran parte della neve eliminando o riducendo notevolmente il rischio di valanghe. Il pino mugo ha un legno elastico e resistente al vento e sopporta benissimo il peso della neve che ricopre letteralmente questo arbusto anche per sei mesi l'anno. Altra perla vegetale della Majella, tipica di questa fascia altitudinale, è il Mirtillo (Vaccinium myrtillus), grazioso cespuglio nordico, relitto glaciale raro sull'Appennino centrale e qui presente in piccole colonie nei punti in cui il terreno è reso più acido dalla presenza di aghi di pino in decomposizione. Molto comuni nelle radure della mugheta la Genziana maggiore (Gentiana lutea), la Genziana appenninica (Gentiana dinarica) e il Doronico di Colonna (Doronicum columnae). Oltre alla mugheta il piano alpino sulla Majella ospita interessanti formazioni arbustive a Ginepro nano (Juniperus communis nana) e Uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi). Le aree in cui l'opera di distruzione della boscaglia alpina è stata più costante sono occupate da estese praterie secondarie o di derivazione, cioè create a spese di altre formazioni vegetali. Sono tipiche di queste steppe di alta quota alcune piante poco appariscenti come le Seslerie (Sesleria italica e Sesleria nitida) ed il Falasco (Brachypodium pinnatum), che crescono a ciuffi sui pendii sterili e ventosi.
Piano sommitale (2400-2793 mlm) Sulla Majella al di sopra delle boscaglie alpine e dei pascoli secondari, proprio dove ci si aspetterebbe una cresta affilata o una cima appuntita si incontra un deserto di pietra quasi pianeggiante; esteso per diversi chilometri quadrati questo deserto ondulato è molto simile alla tundra di montagna delle regioni Scandinave. Si tratta dell'esclusivo altopiano sommitale della Majella caratterizzato da un clima proibitivo, con escursioni termiche- sia stagionali che giornaliere- elevatissime, vento costante ed a volte furioso, copertura nevosa in alcuni punti perenne. In queste condizioni estreme e su un suolo poverissimo e sassoso, crescono alcune delle piante più interessanti ed esclusive della Majella, qui giunte durante le fasi di espansione glaciale ed isolate su questo altopiano da millenni. Si tratta per lo più di piante perenni, caratterizzate dal portamento prostrato e dalla fitta peluria: due adattamenti indispensabili per sopravvivere al vento costante ed al perenne rischio di disidratazione. Il Salice nano (Salix retusa) è un vero e proprio salice in miniatura, che anziché crescere verso l'alto si sviluppa orizzontalmente, ha piccole infiorescenze ed in autunno diventa giallo oro e perde le foglie. Altra pianta singolare è la Silene a cuscinetto (Silene acaulis) dalla caratteristica forma a "pulvino" duro e legnoso che in estate si ricopre di delicati fiori rosa. E' presente anche il Camedrio alpino (Dyas octopetala), pianta a quanto sembra originaria delle regioni artiche canadesi, diffusasi in Eurasia durante le fasi glaciali del Quaternario. Il Camedrio alpino viene studiato dai geobotanici in quanto segno tangibile di una passata fase climatica glaciale. In alcune aree di questo altipiano sono presenti il rarissimo Genepì appenninico (Artemisia eriantha) e l'esclusiva Adonide curvata (Adonis distorta) endemica delle maggiori vette appenniniche. Alcune piante sono state studiate per la prima volta sulla Majella come ad esempio la Viola della Majella (Viola magellensis), la Genziana della Majella (Gentiana magellensis), lo Spillone della Majella (Armeria magellensis) il Caglio della Majella (Valium magellense) il Ranuncolo della Majella (Ranunculus magellensis). Altre sono presenti sulla Majella ed in pochissime altre località come la Sassifraga del Gran Sasso (Saxifraga ampullacea) la bellissima Sassifraga latina (Saxifraga latina) il Papavero delle Alpi Giulie (Papaver julicum) e la nota Stella alpina dell'Appennino (Leontopodium nivale). Queste sono solo alcune delle piante esclusive presenti su questo altopiano che proprio per la loro unicità acquistano un valore primario in un epoca in cui tanto si lotta per la tutela di ogni forma di biodiversità. Tutto il testo è protetto da copyright ed è possibile utilizzarlo citando l'autore dott. W. M. Santoleri.
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