La fauna della Majella

di William Massimiliano Santoleri

Torna alla pagina di introduzione sul P. N. Majella

Non è assolutamente possibile in poco spazio descrivere la fauna di un'area così ricca di specie come la Majella. Mi limiterò ad una trattazione sintetica e certamente troppo schematica, rimandando i lettori a pubblicazioni più specifiche. La divisione che segue è dettata dalla necessità di semplificare e la trama più ovvia è quella che riprende la generale suddivisione per ambienti utilizzata per la vegetazione, in cui vengono associati ai vari piani vegetazionali determinate specie animali. Il limite di questo criterio è evidente: le piante sono immobili gli animali.no! Leggendo quanto segue si tenga sempre a mente questo concetto fondamentale: gli animali sono liberi di fare ciò che vogliono e spesso lo fanno. Questo significa che è possibile incontrare determinate specie in ambienti assolutamente "insoliti". Il motivo di queste anomalie è semplice: gli animali non sono tenuti a rispettare le "regole" etologiche o i limiti che spesso gli Uomini attribuiscono loro. Abbiamo ancora molto da scoprire sulle abitudini di determinate specie animali, sulla loro distribuzione e sui loro spostamenti, quindi dobbiamo mettere in conto che qualche eccezione alle nostre regole ci sarà pure.eccome! Nella trattazione che segue sono indicati gli ambienti in cui è maggiore la probabilità di avvistare o trovare tracce di determinate specie animali, tuttavia è possibile incontrarli anche altrove oppure non incontrarli affatto.

La fauna dei boschi misti collinari, dei campi coltivati e dei corsi d'acqua (<800 mlm) : la specie certamente più nota e visibile in questa fascia vegetazionali è il Cinghiale ( Sus scropha ssp ), presente ovunque in questa area. Non si conosce il numero esatto di cinghiali presenti sulla Majella, tuttavia si tratta di diverse centinaia di animali in continuo movimento. E possibile incontrare cinghiali dovunque, dalla bassa collina sino a 2400 mlm, sempre in cerca di cibo. Molto facile trovare i segni del passaggio dei numerosi branchi: le "arature" nel terreno o i caratteristici "raschiatoi", alberi dalla corteccia ruvida su cui questi animali si strofinano dopo aver fatto i bagni di fango per liberarsi dai numerosi parassiti. Il cinghiale è la principale preda del lupo e costituisce anche il 70% della dieta di questo carnivoro. Verosimilmente la grande diffusione di cinghiali su tutta la catena appenninica ha consentito al lupo di aumentare di numero e di riconquistare ampi territori da cui era scomparso.

Il Capriolo (Capreolus capreolus), pur essendo presente in tutta l'area della Majella, non è visibile come il cinghiale, a motivo delle sue abitudini crepuscolari e del carattere molto elusivo. Questo delicato ungulato frequenta soprattutto la fascia ecotonale tra bosco e prati. In inverno il Capriolo cerca di evitare le aree fortemente innevate scegliendo i versanti maggiormente assolati o scendendo di quota. In estate è possibile incontrare il capriolo ovunque ci siano alberi e cespugli, infatti non si allontana mai troppo dal margine del bosco che costituisce sempre un sicuro rifugio. In primavera è possibile trovare piccoli di capriolo nascosti nell'erba alta: non sono stati abbandonati, semplicemente sono ancora incapaci di seguire la madre negli spostamenti ed aspettano che ritorni per essere allattati: evitare nel modo più assoluto di toccarli o peggio ancora di portarli via! Verrebbero immediatamente abbandonati dai genitori che sentono sui loro cuccioli un odore estraneo!

L' Istrice (Hystrix cristata) è presente solo in alcune aree collinari della Majella. Questo singolare roditore notturno, pesante anche più di 10 kg, sta lentamente espandendo il proprio areale di distribuzione dal versante tirrenico a quello adriatico della Penisola. Segno inconfondibile della presenza dell'istrice sono i caratteristici aculei bianchi e neri che a volte capita di trovare nei boschi più caldi.

La Faina (Martes foina) è presente nelle campagne e nei boschi vicini ai centri abitati del parco; il simpatico Tasso (Meles meles), robusto parente della Faina, si riconosce per l'aspetto tozzo e per il caratteristico colore grigio del corpo su cui risalta la testa bianca con due evidentissime strisce nere. Di abitudini strettamente notturne è difficile incontrarlo, tuttavia è possibile trovare la sua tana scavata nel terreno e munita di diverse entrate. Alle volte le impronte del Tasso, dai caratteristici lunghi unghioni, possono essere scambiate per impronte di orsacchiotti!

Singolare mammifero, parente del Tasso e della Faina, ed un tempo presente lungo tutti i corsi d'acqua di collina e di pianura è la Lontra (Lutra lutra), mustelide di media taglia con una coda lunga e robusta che usa come timone quando nuota sott'acqua; la Lonra ha il corpo affusolato ricoperto da una folta pelliccia impermeabile marrone. Si tratta di un carnivoro specializzato nella vita acquatica (ha le zampe palmate) che si nutre di pesci ed anfibi e rettili che caccia in acqua o sulle rive dei fiumi. Ridotta sulla Majella a pochissimi esemplari la Lontra è da anni allevata nel centro specializzato del CFS di Caramanico, ideato e realizzato dal compianto amico e biologo Paolo Barrasso. Recentemente è stato effettuato un tentativo di reintroduzione di alcuni esemplari sterilizzati per studiarne gli spostamenti e capire come avrebbero potuto ricolonizzare la Majella.
La realtà dei fatti tuttavia è che non esistono ancora le condizioni ambientali idonee per permettere alla Lontra di ricostituire una popolazione vitale. I fiumi nel medio e basso corso, che è quello migliore per la Lontra, sono poveri di acqua o addirittura inquinati e per ora non è possibile parlare di reintroduzione. Le poche lontre autoctone, rimaste isolate, probabilmente non si riproducono più da anni e sono destinate a scomparire.
Tra i boschi della fascia collinare è facile incontrare la Ghiandaia (Garrulus glandarius) corvide di media taglia, parente della Cornacchia, che come dice il nome si nutre prevalentemente dei frutti delle querce. E' chiamato anche "sentinella del bosco" perché ogni volta che percepisce la presenza di un predatore- uomo compreso- emette un caratteristico grido di allarme. La ghiandaia è uno dei pochi uccelli in grado di imitare alla perfezione i canti di altri uccelli.

Il Picchio verde (Picus viridis) che emette spesso una sonora "risata" (kiòkiòkiòkiòkiòkiòkiò) ed il bellissimo Rigogolo (Oriolus oriolus) dal tipico canto flautato sono altri caratteristici uccelli dei boschi collinari; sebbene siano entrambi difficili da vedere, capita spesso di udirli.

La fauna dei boschi di faggio (800>1700 mlm) : le faggete della Majella sono popolate da specie di animali importantissime. Tra questi boschi vivono quasi tutte le specie di mammiferi delle montagne appenniniche. La specie più vistosa e nota è l' Orso bruno (Ursus arctos ssp): il più grande carnivoro italiano, che raggiunge i 200 kg di peso e quando si solleva sulle zampe posteriori sfiora i due metri di altezza. La sistematica dell'Orso bruno presente in Abruzzo è ancora incerta. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe di una sottospecie tipica dell'Appennino centrale ( Ursus arctos marsicanus ), secondo altri si tratterebbe di una popolazione isolata da tempo ma riconducibile in tutto alla specie nominale alpina e centroeuropea ( Ursus arctos arctos ). L'Orso bruno è un animale forestale per definizione. Abita gli angoli più tranquilli delle faggete mature ed in estate frequenta le praterie di alta quota o i campi coltivati vicini ai paesi. Si tratta di un animale estremamente elusivo che necessita di boschi estesi e valli solitarie per potersi stanziare stabilente in una data area. E stata dimostrato lo spostamento di orsi tra l'area della Majella e quella dell'alta val di Sangro e viceversa. In un paio di occasioni è stata accertata la presenza di femmine con i cuccioli nell'area della Majella meridionale. Certamente è presente qualche esemplare che vive stabilmente tra i boschi di questo massiccio tuttavia non si conosce lo status della popolazione ursina della Majella. L'unica cosa certa è che gli avvistamenti di orsi sono rarissimi ed anche il ritrovamento delle inconfondibili tracce non avviene frequentemente.

Simbolo della natura selvaggia e del P. N. Majella è il Lupo (Canis lupus italicus). Da sempre presente in Abruzzo e sulla Majella oggi, nonostante il vile bracconaggio, sta vivendo finalmente un periodo relativamente tranquillo. Si assiste da anni ad un aumento numerico dei lupi in Italia e ad una progressiva espansione del territorio abitato che ha portato i lupi appenninici a ricolonizzare parte dell'arco alpino ed a varcare i confini verso la Francia e la Svizzera. Nell'area della Majella il Lupo è presente su tutto il territorio, dalla collina agli altipiani sommitali, prediligendo generalmente le aree forestali montane. Secondo le ultime ricerche sono presenti circa 35-40 lupi all'interno dell'area protetta, suddivisi in diversi piccoli branchi. Contrariamente a quanto molti credono i lupi non vivono in branchi di decine di esemplari, ma in piccoli gruppi familiari composti dai due genitori e dai cuccioli dell'anno qualche volta accompagnati da individuo giovani dell'anno precedente. Da quanto è noto in Italia non sono mai stati documentati branchi composti da più di 7 individui. Nell'area della Majella non è difficile vedere le impronte del lupo- simili a quelle di un grosso cane- sulla neve o sul fango, o di trovare lungo i sentieri i tipici escrementi pieni di peli ed ossa delle prede (generalmente Cinghiali). Alcune volte, soprattutto al tramonto e nelle primissime ore della mattina è anche possibile ascoltare gli ululati dei Lupi, una esperienza ogni volta emozionante come poche altre. L'avvistamento dei Lupi, sebbene sia ancora un evento assai raro negli ultimi anni è più frequente, anche a breve distanza dai paesi di montagna.

Un animale da misterioso è la Lince (Linx linx): grosso felino alto anche 65 cm del peso di oltre 25 kg, con una pelliccia grigio rossiccia molto chiara maculata di nero sulle zampe e sul corpo, con una coda cortissima e due caratteristici ciuffi neri sulle orecchie. Nell'area della Majella la Lince da qualche anno è apparsa misteriosamente.. Verosimilmente in passato era presente su tutte le montagne abruzzesi (testimonianze storiche lo confermano) tuttavia da molto tempo nessuno ne aveva più notizie. Negli ultimi tempi almeno tre segnalazioni scientificamente provate hanno confermato la presenza del grosso felino nell'area sud orientale della Majella. La Lince è un superpredatore generalmente solitario che si muove al crepuscolo e di notte, silenziosissimo. Strettamente legata all'ambiente forestale, la Lince si muove continuamente all'interno di territori vasti diverse centinaia di chilometri quadrati a caccia di mammiferi anche della taglia di un Capriolo. Incontrare una Lince è quasi del tutto impossibile, meno difficile trovare le caratteristiche tracce su neve e fango, simili a quelle di un gatto, ma grandi più del doppio.
Un osservatore non esperto potrebbe confondere la Lince con l'unico altro felino presente nei boschi della Majella: il Gatto selvatico (Felis sylvestris). Un robusto gatto pesante anche 10 kg, con una folta pelliccia grigio- avana ed una enorme coda con anelli e punta nera. Il gatto selvatico, felino molto elusivo, dai sensi assai sviluppati che riesce a spostarsi da una albero all'altro, da la caccia praticamente a tutti gli animali di piccola e media taglia che riesce trovare. Vive nei boschi o nelle macchie più isolate ed è presente in tutta l'area della Majella dalla collina alla fascia montana.

L'animale più imponente che si può incontrare sulla Majella è senza dubbio il Cervo nobile (Cervus elaphus). I maschi adulti, lunghi fino a 2 metri e con un peso di 2 quintali, quando posseggono gli splendidi palchi ramificati sono l'immagine del vigore e della forza della Natura. Scomparso dalla Majella a causa della caccia spietata, il Cervo è stato reintrodotto con successo negli anni '80 del XX secolo. Attualmente non si conosce con esattezza il numero di Cervi presenti in questa area, i branchi più numerosi vivono nei valloni della Majella settentrionale (valle dell'Orfento e Valle di S. Spirito) ma è possibile incontrare i cervi in tutte le zone del parco, dalla collina alle praterie di alta quota, sino ai 2000 mlm. In settembre e ottobre è possibile ascoltarne il caratteristico bramito : verso emesso dei maschi durante la stagione degli amori. Molto diffusi in tutte le faggete del parco la Volpe (Vulpes vulpes) lo Scoiattolo meridionale (Sciurus vulgaris meridionalis).

Tra gli uccelli è importante ricordare l' Astore (Accipiter gentilis), tipico uccello predatore di bosco, agilissimo cacciatore di scoiattoli ed uccelli che insegue volando velocissimo tra i tronchi degli alberi, è presente nelle faggete più mature della Majella e dei monti vicini. Il Gufo reale (Bubo bubo) enorme rapace notturno grande quasi come un aquila, è presente con pochissime coppie nelle aree più tranquille della Majella, dove il bosco e le pareti rocciose si fondono creando un ambiente inaccessibile. Altro rapace notturno, piuttosto comuni, sono invece l' Allocco (Strix aluco) ed il Gufo comune (Asio otus) che abitano boschi e campi della fascia montana e pedemontana.

Vera perla zoologica della Majella e di poche altre montagne d'Abruzzo è il Picchio dalmatino (Picoides leucotos lilfordii) o Picchio dorsobianco di Lilford. Questo picchio diffuso nella penisola balcanica ed in pochissime località dell'Appennino centrale frequenta le faggete più mature con alberi di un certo diametro. Si può distinguere dagli altri picchi per la presenza sul dorso di una fitta barratura trasversale bianca, ben visibile in volo. La presenza di alberi secchi piuttosto grandi è fondamentale per la sopravvivenza di questo raro uccello che scava il nido e cui cerca le larve degli invertebrati di cui si nutre nel legno morto.

Due piccoli interessanti anfibi possono essere incontrati nelle faggete più umide e ricche di acqua dell'area della Majella: la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra gigliolii) e la rara Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), si tratta di singolari anfibi, del tutto innocui per l'uomo, che si spostano lentamente tra le foglie secche dei faggi in cerca di minuscoli insetti. Hanno abitudini notturne ma con nebbia e pioggia è possibile sorprenderle anche durante il giorno. La Salamandra pezzata è più grande, lunga fino a 30 cm e si riconosce per il vistoso colore giallo con macchie nere. La Salamandrina dagli occhiali è più piccola (non supera in genere i 10 cm), ha il dorso marrone screziato, poco vistoso, ma ha il ventre chiazzato di bianco nero e rosso, si tratta di un anfibio esclusivo dell'Italia peninsulare e assente dal resto del globo!

In tutta l'area del parco sono presenti numerose altre specie di uccelli forestali e, nei vari ambienti, 116 specie di farfalle diurne (su 131 specie presenti in Italia!) e quasi 700 specie di farfalle notturne .

La fauna delle alte quote, praterie alpine, mugheta, pietraie sommitali e pareti rocciose (1700-2793 mlm) : animale simbolo delle alte quote, il Camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata) è presente sulla Majella con circa 300 individui (2005). Scomparso nel XIX secolo a causa della caccia spietata, è stato reintrodotto all'inizio degli anni '90 grazie alla disponibilità del P. N. d'Abruzzo ed alla collaborazione di decine di volontari di diverse associazioni ambientalistiche. Il Camoscio d'Abruzzo, sottospecie esclusiva delle montagne appenniniche e ben diversa dal Camoscio alpino, è considerato il più bello del mondo a motivo dello splendido mantello invernale e della eccezionale lunghezza delle corna. Si tratta di un elegante erbivoro delle dimensioni di una capra che vive in branchi anche molto numerosi (oltre 100 individui). E' possibile incontrare i branchi di Camosci nei valloni rocciosi della Majella orientale anche a quote molto alte, sia su rocce vertiginose che su pascoli o pietraie. In invero i camosci scendono di quota. Le femmine vivono tutto l'anno in branco con i cuccioli e si tengono sempre piuttosto vicine alle rocce, mentre i maschi adulti, spesso isolati, è si spostano in tutta l'area della Majella, frequentando spesso anche il bosco. La popolazione di Camoscio sulla Majella sta rapidamente aumentando di numero a motivo delle favorevoli condizioni ambientali e della vastità dei territori a disposizione.

Un singolare abitante delle alte quote è l' Arvicola delle nevi (Chyonomis nivalis) piccolo roditore lungo 15 cm dalla corta codina pelosa e dal mantello grigio chiaro quasi bianco. Si tratta di un interessante specie relitta, giunta in queste zone durante le trascorse epoche glaciali e rimasto isolato in alta quota, sui principali massicci montuosi d'Abruzzo. Vive in tane sotterranee e di rado esce allo scoperto. Si nutre di vegetali ed in inverno non cade in letargo ma scava sotto la neve lunghe gallerie per raggiungere le radici della piantine d'alta quota. E' presente in tutta l'area sommitale della Majella sino alla vetta del M. Amaro.

Più comuni a questa quota gli uccelli: sulla Majella e sulle montagne limitrofe sono presenti importanti colonie di Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) e piccoli nuclei Gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), che nidificano nelle fessure delle rocce e si nutrono in stormi numerosi sui pascolo montani. Ben presente sui pascoli di quota e negli arbusteti alpini anche la Coturnice ( Alectoris graeca ), pernice appenninica un tempo assai ricercata dai cacciatori. Normalmente la coturnice non è molto visibile, ma quando un escursionista si avvicina troppo prende all'improvviso il volo rumorosamente.

Il Picchio muraiolo (Tichodroma muraria) invece è un minuscolo uccello strettamente legato alle alte pareti rocciose., si nutre di insetti che cattura con il lungo becco e costruisce il nido all'interno di fenditure della roccia. Il Picchio muraiolo, che in realtà non è un picchio, visto da lontano sembra una grande farfalla dagli splendidi colori: possiede il dorso grigio e le ali rosse e nere con piccole macchie bianche. E' presente in tutti i valloni ove siano presenti estese pareti rocciose.

Sempre legati alle pareti rocciose il Falco pellegrino (Falco peregrinus calidus) presente in diverse aree della Majella e la importante piccola popolazione di Falco lanario (Falco biarmicus) presente nei settori collinari più caldi e asciutti della Majella. Questa ultima specie ha una distribuzione mediorientale ed in Europa è presente con poche coppie di cui presenti nell'area della Majella.
Importante inoltre la popolazione relitta di Fringuello alpino (Montifringilla nivalis) presente nell'area sommitale della Majella dove nidifica tra le rocce del terreno.

La grande Aquila reale (Aquila chrysaetos), presente con 5 coppie nidificanti sulla Majella, pattuglia incessantemente tutte le aree scoperte in cerca di piccoli di Camoscio o di lepri ed altri mammiferi di media taglia. In inverno può capitare di osservarla anche a quote basse. Le aquile reali sono inconfondibili per le enormi dimensioni (oltre 2 metri di apertura alare) ed il colore marrone scuro uniforme degli adulti, i giovani sempre enormi hanno delle vistose macchie bianche sulle ali e sulla coda che scompaiono con la maturità.
Infine l'ennesimo gioiello faunistico di questa montagna è ..un rettile! Poco noto e difficilmente visibile abita le alte quote prediligendo gli arbusteti alpini dei versanti più caldi ed assolati: stiamo parlando della Vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) una piccola vipera, innocua per l'Uomo, distribuita nella porzione centrale del continente eurasiatico dalla Mongolia ai Balcani e presente in piccole popolazioni relitte nell'Appennino centrale. Sulla Majella è presente in diverse aree, ma non è mai comune. Si nutre soprattutto di invertebrati che uccide con il suo debole veleno o di piccoli roditori.
Oltre alle specie citate vivono all'interno dell'area trattata tantissime altre specie più o meno comuni e numerosissime specie animali poco appariscenti come i Pipistrelli, e gli invertebrati: sono state censite sulla Majella 121 specie di Cerambicidi e numerose specie di coleotteri fitofagi di cui almeno 3 specie nuove per la Scienza.

Tutto il testo è protetto da copyright ed è possibile utilizzarlo citando l'autore dott. W. M. Santoleri.

 

Torna alla pagina di introduzione sul P. N. Majella